Bassi

Il sorriso del design

Alberto Bassi

Il lavoro di Maria Christina Hamel pone, fra le altre, una questione divenuta / ritornata di estrema attualità: la relazione fra cultura la progettuale contemporanea e i modi produttivi. Dai tempi di Alchimia in poi, la Hamel si è mossa lungo un territorio di frontiera che l’ha spinta (non diversamente in verità da quanto è accaduto, ad esempio, ad Alessandro Mendini) da una parte a guardare verso un mondo interiore di espressione poetica, dall’ altra a preoccuparsi della collocazione e del significato dei propri oggetti nel panorama degli artefatti estetici.
La conciliazione delle due istanze è di frequente passata attraverso la scelta di linguaggi, materiali e modalità produttive tali da salvaguardare la piccola serie, la cura del modo e della qualità del fare. Che non ha mai impedito una visione più ampia di come intendere e praticare la presenza degli oggetti, in particolare nel contesto domestico, ben esemplificata dalle numerose collaborazioni sia con le aziende di produzione che con le grandi catene della distribuzione commerciale.
Quest’ultima competenza ha permesso di sostenere il confronto con l’industria con alcuni esiti assieme pacati e riuciti. Come, per fare un unico esempio nelle borse plastiche per Koziol (con Alessandro Mendini) che quest’anno compiono un decennio di vita. Ma la dimensione più congeniale alla progettista sembra essere quella della ricerca di dialogo fra il linguaggio del design, le necessità della piccola serie e i modi produttivi artigianali. E’ infatti possibile rintracciare un filo conduttore unitario dentro i suoi lavori dagli esordi ad oggi, sia nelle scelte linguistiche e formali che nei materiali adottati per la realizzazione dei propri artefatti. La predilezione cade naturalmente sulle tecniche manuali e sui materiali naturali, come la ceramica o il vetro. Altrettanto ostante è un altro inconfondibile segno della designer, il colore vivace che comunica un senso sereno e felice delle cose e della vita.

Tutte queste cifre ritornano nell’ultima collezione di ceramiche, realizzate dai maestri vicentini di Nove. Una collaborazione che fornisce, fra l’altro, un fattivo contributo alla salvaguardia e valorizzazione delle tradizioni del “saper fare” – in questo caso legati alla produzione artigianale della ceramica – presente nel nostro paese, di freguente sottovalutate o autolimitantesi.

Le otto sculture “Fiori di luce” fondono un materiale tradizionale, come la ceramica, con uno contemporaneo come il neon, a costruire oggetti luminosi assieme fisici e leggeri. La coppia di colonne di grandi dimensioni, “Paradiso terrestre” e “Amore e Sentimento”, rileggono invece allegoricamente questioni esistenziali della vita di ognuno di noi:

cromatismi, forme arrotondate e naturali, rimandi floreali e zoomorfi ne forniscono un’ interpretazione gioiosa e giocosa. A noi pare sempre buona cosa quando il design ha a che fare con il sorriso.

The work of Maria Cristina Hamel raises several questions, one of which has become (again) extremely topical: the relationship between the contemporary design culture and production methods. Starting with her experience with Alchimia, Hamel has explored a frontier territory that has encouraged her (effectively paralleling the experience of Alessandro Mendini, among others) to ponder an interior world of poetic expression, on the one hand, and on the other to investigate the position and meaning of her objects in the panorama of aesthetic artefacts. The reconciliation of these two aspects has often emerged through the choice of languages, materials and production methods that uphold the concept of limited series and pay attention to how – and how well – things are done. Nevertheless, this has never hampered a broader vision of how to understand and experience the presence of objects, particularly in the home, an approach that is eloquently illustrated by her many efforts with manufacturers as well as major retail chains. The latter ability has allowed her to relate with industry, with results that are at once relaxed and successful. This is the case – simply by way of example – with the plastic handbags designed for Koziol (with Alessandro Mendini) ten years ago. But it seems that the area most suited to this designer involves the search for dialogue linking the language of design, the need for limited series and artisanal production. Indeed, we can find a common thread linking her works – from the earliest to the most recent – not only in the choice of language and form, but also in the materials she has used to create them. Unsurprisingly, she favours manual techniques and natural materials such as ceramics and glass. Bold colours, conveying the serenity and happiness of things and of life itself, represent yet another hallmark, a constant in all of her works. All of these characteristics are present in her latest collection of ceramics, produced by the master potters from Nove, near Vicenza. This collaboration also represents a positive contribution to safeguarding and valorizing Italy’s tradition of expertise – in this case tied to artisanal pottery – that is often undervalued or tends to underestimate itself. The eight “Flowers of Light” sculptures merge a traditional medium – ceramic – with a contemporary element – neon lighting – to create luminous objects that are both tactile and lightweight. The pair of large columns titled Earthly Paradise and Love and Sentiment are instead allegorical expressions of the existential questions that all of us face: an emphasis on colour, rounded and natural forms, and allusions to flora and fauna thus weave a joyous and light-hearted interpretation. We are always delighted when smiling becomes part of design.