Dal Pozzo

Faenza Bollettino N. 1-3 1996 del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Faenza Bollettino N. 1-3 1996 del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Faenza Bollettino N.1-3 1996

L’ineffabile mondo di Maria Christina Hamel

Maria Christina Hamel appartiene all’ultima generazione del design. La ceramica, fatto questo che accade a pochissimi progettisti, ha costituito e costituisce, uno dei principali strumenti della sua espressività. Questo mezzo ha raggiunto l’apoteosi con la realizzazione di un mondo di ceramica. L’ipotesi di questo suo universo ceramico si è concretizzata nella mostra “Una zebra a pois” tenutasi nell’estate del ’92 alla galleria Colombari di Milano. In tale occasione, se si fa eccezione per i dipinti parietali e per alcuni “pouf”, l’intera esposizione è stata realizzata con una fantasmagoria di oggetti: lampade da terra, da parete, specchiere, “consolle” ecc. (Tav.XXVIII a, b, c) tutti in ceramica.

La disamina del suo lavoro colpisce immediatamente per la diversità delle forme espressive.Il decoro è qualcosa che viene progettato in maniera autonoma, (Tav.XXVIII a – tavolino e servizio) la forma del oggetto anche. Successivamente decoro e forma possono venire accoppiati con estrema libertà al di fuori di ogni “buona regola”, anzi , come se tutto ciò non bastasse, un decoro “morbido” disegnato per un tessuto, può essere indifferentemente usato per decorare la ceramica, assumendone la sua stessa durezza (Tav.XXVIIId). Gli stessi temi decorativi che fino ad ora, in ogni manifestazione si erano comunque mantenuti all’interno di un espressività comunque rigorosamente astratta, possono invece, indifferentemente, assumere connotazioni astratte o figurative.Tali temi ricordano, curiosamente, quanto prodotto, anche con la ceramica, da un designer napoletano: Riccardo Dalisi. Gli elementi originali dei propri moduli espressivi possono provenire (ed assommarsi) dall’India, dalla Russia o dal Tirolo (Tav.XXVIII d).

Le regole possono essere geometriche od organiche, simmetriche o asimmetriche: esistono ancora regole? E’ giusto e/o necessario averle? Il periodo storico che stiamo attraversando, caratterizzato (per ora) da un “pensiero debole”, ha portato ad un generale indebolimento di tutte le ideologie anzi, verrebbe a dire, di tutte le idee. Strettamente connessi con le ideologie, hanno perduto forza molti tipi di morale sociale per lasciare spazio alle morali di origine religiosa, sopratutto nei paesi del Terzo Mondo. In questo contesto, tutte le forme di reazione estetico-formale avvenute nei confronti del movimento moderno, astraggono totalmente dalle strette relazioni che questo aveva (almeno nelle intenzioni) con la politica, l’etica e, astraggono ancora di più dalla morale che questo esprimeva. Le operazioni progettuali della Hamel, sopratutto con “Una zebra a pois” introducono altri elementi, ad esempio il materiale, la ceramica in questo caso, non viene più scelto per la sua rispondenza  a caratteristiche tecniche d’uso anzi, la contraddittorietà tra materia e funzione sembra programmata, voluta. La ceramica è scelta come materiale bello, per la lucida brillantezza dei suoi colori a prescindere da ogni altro aspetto. Le tipologie ceramiche vengono ampliate: mensole, “applique”, piantane anche quando le ipotesi d’uso parrebbero consigliare altri materiali (Tav.XXVIII b, c).

Dal progetto nascono “totem”, fontane, piatti che oscillano e ripercorrono le esperienze sottsassiane degli anni ’60 arricchendole di una carica falsamente infantile non per arricchire il panorama urbano come voleva Sottsass ma, per trasformare il panorama domestico. Le piantane da interno, con la colonna che prosegue al centro e le 4 rigorose palle ai lati (Tav.XXVIII b), ricostruiscono una immagine neoclassica non meno della specchiera o delle appliques. A nulla vale l’uso di semitoni alla moda (verdi,rosa, gialli, viola) o l’inserimento di incomprensibili macchie nere (Tav.XXVIII c), d’uso nel panorama decorativo dei fumetti più infantili. Le immagini che apparentemente si inseriscono nell’ampio alveo dei disegnatori di fumetti che progettano (da Enchaurren a Massimo Iosa Ghini), in realtà celano una grande classicità. Il desidero di un ritorno all’ordine, che certo non può essere identico al passato, emerge prepotente. La dissacrazione di aulici principi del progetto, messi alla berlina dall’intercambiabilità di forme e modelli, lo zoomorfismo della tazza/canguro o dl pesce/piatto assimila la ricerca dell’autrice ad aspetti della ricerca di Alessio Tasca, candido Fior o Riccardo Dalisi ma, forse ancor di più, alla ricerca di Phillipe Starck quando realizza la sua mucca/formaggiera per Alessi.

La demistificazione  della natura del materiale, singolarmente evidente in episodi come il vassoio (Tav.XXIX a), si trasforma in rappresentazione iconografica pura e semplice nel candeliere “Evviva” (Tav.XXIX b).

Lo “straniamento” dell’oggetto diviene anche uno straniamento intrinseco dei materiali, forse più evidente nel progetto con altri materiali, ad esempio nel vassoio realizzato in argento e nylon. Le regole del progetto, tutto questo scompare, oppure può essere usato a piacere in assoluta libertà. La metodologia del progetto, ineliminabile fondamento del movimento moderno, assume connotazioni affatto nuove, il progetto nasce dalla tecnica dell’acquerello, del collages o dell’elaboratore. La ricerca paziente, elemento basilare della scuola di progettazione, viene sostituito dalla sensibilità soggettiva alla moda, allo stile (Tav.XXIX d). La moda e lo stile, aborriti dai protagonisti del movimento moderno quali sinonimi di effimero, di disimpegno sociale o di epitelialità, vengono recuperati, teoricamente e di fatto, come elementi dimostrativi della stretta consequenzialità tra prodotto e mercato, tra domanda e offerta.

Tiziano Dal Pozzo