Annicchiarico

Folder Fiori di Luce Triennale Design Museum testo di Silvana Annicchiarico
Fiori di Luce Triennale Design Museum

Hamel in Wonderland

Trasferire il fantastico nel quotidiano. Depositare tracce di fiabesco dentro le forme consolidate e risapute della realtà. Con i suoi fiori di neon, i suoi totem di ceramica e le sue fontane allegramente colorate, Maria Christina Hamel si fa strada nel paesaggio variegato e composito del design italiano contemporaneo come espressione di un multiculturalismo e di un plurilinguismo che non sono mai causa di attrito o di contraddizione quanto piuttosto esito sorridente e gioioso di una creatività che sa sintetizzare alla perfezione tutte le diverse radici (indiane, viennesi, milanesi…) che la nutrono, approdando infine a una progettualità sempre molto eccentrica, sorprendente e divertita.

C’è qualcosa della pop art, nei fiori di luce di Maria Christina Hamel.

Ma c’è anche un gusto quasi infantile – nel senso del primigenio, del tutto privo di sovrastrutture intellettuali – per gli accostamenti cromatici più accesi.

C’è la lezione del Nuovo Realismo Viennese, c’è il ricordo – poco importa quanto consapevole – Alice e del suo lisergico paese delle meraviglie. E c’è una precisione compositiva unita a uno spiazzante estro progettuale che deve qualcosa ad Alchimia e qualcosa ad Alessandro Mendini, di cui Maria Christina hamel è stat per anni preziosa e curiosa collaboratrice.

Nel suo porsi sulla linea di confine che unisce e al tempo stesso separa artigianato e piccola serie, neon e ceramica, serietà (del gesto) e lucidità (del Consumo), Maria Christina Hamel si colloca a pieno titolo nel territorio di quel nuovo design italiano, plurilinguistico e comunicativo, che il Triennale design Museum si sta impegnando a censire, rappresentare e valorizzare.

 

Bringing fiction into everyday life. Dropping traces of fairy-tale life into established clichèd forms of reality. With its neon flowers, its ceramic totems and its cheerfully colored fountains, Maria Christina Hamel lands into the varied, intricate landscape of contemporary italian design, as the expression of a multiculturalism and multilingualism that are never a source of friction or contradiction but rather the smiling, cheerful outcome of a creativity that masterly combines all the different roots (Indian, Viennese, Milanese…) that feed it, to eventually achieve an unfailingly very unusual, surprising and amused design.

There’s something of pop art in Maria christina Hamel’s light flowers. But there’s also an almost child taste – in the sense of primeval, completely free of any intellectual superstructure – in her fieriest color combinations.

There’s the lesson of New Viennese Realism, there’s the memory – it doesn’t matter how deliberate – of Alice in her lysergic Wonderland. And there’s accuracy in her compositions, combined with an amazing talent for design that owes something to Alchimia and something to Alessandro Mendini, whose precious curious assistant Maria Christina Hamel has been for years.

In placing herself on the boundary that joins and at he same time separates crafting and small productions. neon amd ceramics, seriousness (of gestures) and lucidity (of consumption), Maria Christina Hamel stands by right in the territory of the new Italian design taht is multilingual and communicative and the Triennale design museum is committed to surveying, representing and promoting.

Silvana Annicchiarico